Chi è stato aiutato da agopuntura ad alcolismo

Le 5 FASI dell'ALCOL

Poiché quello che il delirium tremens di giorno comincia

Il racconto del Dott. È stato un viaggio scomodo ma affascinante, dove ragione, guadagno economico, carriera, sono rimasti sempre sullo sfondo. Soprattutto potevo osservare come loro si muovevano nelle situazioni difficili di emergenza e come gestivano la relazione con il paziente e i loro familiari in apprensione.

Arrivavano sconvolti, agitati, persi, in preda allo sconforto e alla spasmodica attesa-pretesa di assumere qualcosa per stordirsi, sballarsi, stonarsi.

A volte arrivavano portati, lasciati cianotici in overdosequasi morti. Molti li avevo già visti: erano le stesse persone che su Corso Vannucci facevano colletta o erano solite starsene tranquille, sedute per ore sui gradini del Duomo. Quando potevano fuggivano ancora più lontano andando a cercare la dimensione mistico-esoterica del viaggio in Oriente. Tossicodipendenti delusi, sfiduciati, incapaci di ribellarsi, riempivano il vuoto esistenziale con la droga. I luoghi, arricchiti da colorati poster impregnati di incenso, dove si ascoltava la musica e si raccontavano esperienze percepite attivando fenomeni psichedelici, sono ora sostituiti da squallidi ambienti dove regnano il torpore, il silenzio, il degrado.

Avenia, Psicolinea. Ci sono tra voi volontari che desiderano aiutarci? Per questo mi sono portato questi libri; ho bisogno di imparare, studiare, sapere! Il 24 dicembre dela un anno dalla sua nascita, la comunità Emmanuel accolse il suo primo tossicodipendente, si chiamava Massimo.

I volontari ben presto si resero conto che il problema esigeva un intervento competente, strutturato con delle finalità psico-pedagogiche che andassero oltre la semplice disintossicazione. In principio il piano terapeutico non era definito. Mettere vita-con-vita; condividere la sorte, le paure, i bisogni, i problemi; camminare, crescere insieme: questa era la prima terapia.

Ascoltavo rispettoso, umile, stupito: loro erano come me e io come loro! Quando iniziai il chi è stato aiutato da agopuntura ad alcolismo servizio nella Comunità Emmanuel erano presenti dodici ospiti.

Era questo il termine che si usava nelle comunicazioni istituzionali per indicare le persone accolte in Comunità per un programma terapeutico. Per chi viveva in Comunità, Alberto, Giuseppe, Maurizio, Luciano, Vincenzo… erano un volto, un nome, una storia da incontrare, da con-tattare, da vivere.

Di tutti noi conoscevamo sogni, tragedie, desideri, fatiche, limiti e attese: conoscerci, o almeno cercare di conoscerci, chi è stato aiutato da agopuntura ad alcolismo uno dei primi obiettivi. Ed ecco, tredici persone in silenzio sedute in cerchio attorno al camino. Insieme a noi Enrica, Padre Mario e un volontario infermiere. Il chi è stato aiutato da agopuntura ad alcolismo alla fine, ringraziava e poteva rimandare messaggi.

Un battesimo sorprendente dalle emozioni forti. Ho trascorso venti mesi in Comunità con pochi giorni che non fossero sorprendenti ed emotivamente intensi.

Tutto si faceva insieme, pulire la cucina, preparare i pasti, spietrare la campagna, per poi per me ritornare ad essere il medico che faceva il medico, e non per questo perdere in professionalità. La comunità accoglieva anche persone sottoposte a restrizione giuridica.

Rosario, Stefano, Gino erano arrivati dal carcere e si trovavano in comunità agli arresti domiciliari. Se i tossicodipendenti in genere si portano dentro tanti problemi, quelli provenienti dal carcere ne hanno altri e più gravi. Ma pian piano vengono sollecitati a reagire, vengono stimolati a impegnarsi, a confrontarsi, a vivere. Il carcere è un mondo che marchia a fuoco, generando solitudine, paura e aggressività latente pronta ad esplodere alla prima occasione; cose che nei ragazzi arrivati in comunità si leggono ancora negli occhi, si percepiscono nel tono della voce, nei gesti, negli atteggiamenti.

Durante la giornata, mentre si lavora si parla, si discute, si chiariscono situazioni, si comunicano sentimenti… ci ascoltiamo. Escono fuori, prendono forma, storie, vissuti inimmaginabili, emblematici per la carica emotiva che trasmettono:. Un pugno nello stomaco: la polizia? Il pusher che vuole i soldi?

Sono precipitato con la macchina in un burrone e là ci sono rimasto per quattro giorni. Non so se è successo veramente. Finita la roba, senza soldi, ho perso gli amici. Ho ancora davanti agli occhi mia madre e mia sorella che piangono.

Ci si picchiava solo con uno sguardo. Il mio cuore diventava sempre più duro, senza coscienza. Quando mi dissero che era morto mio padre, tanto ero rabbioso che non ho versato una lacrima. Mi picchiavano perché mi lamentavo. Di notte quante grida! Io allora me ne stavo zitto ed impotente! Per questo e solo per questo mi sono fermato.

Parecchie volte sono stato sul punto di andarmene, e poi, il pensiero di tornare in carcere mi ha fatto fermare. Anche come ringraziamento perché il gruppo mi ha aiutato nei momenti difficili. Ecco perché, nonostante oggi sia libero da vincoli giudiziari, ho deciso di continuare il mio cammino.

La giornata iniziava alle 6. Per me un compito sgradevole, difficile e faticoso. Mi costava molto eseguirlo. La sera nel momento della verifica rivisitazione della giornata trascorsanella comunicazione dei vissuti e dei sentimenti, mi accorgevo di aver osservato quindici persone e di aver avuto trenta occhi puntati su di me, pronti a scrutare e registrare i miei modi di fare e gli effetti che il mio comportamento aveva avuto su di loro.

Dove altro se non nei nostri punti di vista comuni possiamo trovare un tale specchio? Su questo terreno, noi possiamo mettere radici e crescere, non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.

Pippo comunica il suo vissuto: comincia a tirar fuori con voce apparentemente tranquilla i suoi motivi di risentimento. È soprattutto rabbia quello che si avverte dalla voce.

La comunità come fabbrica di emozioni da governare. Berne, avvicinando lo strumento tecnico al mondo delle cose e dei fatti che avvengono quotidianamente tra le persone chi è stato aiutato da agopuntura ad alcolismo e operatori che vivono in Comunità.

Curiosità, noia, voglia di trasgressione, pur avendo un ruolo soprattutto per il primo contatto con le droghe, chi è stato aiutato da agopuntura ad alcolismo giustificavano certo la drammatica esperienza di autodistruzione e annientamento fisico-psicologico-sociale di tante vite. La tossicodipendenza era qualcosa-altro del semplice uso di sostanze. Il concetto di tripolarità indicato da J. Bergeret, giustificava il riconoscimento della tossicodipendenza come fenomeno complesso caratterizzato dal coinvolgimento, in varia misura e con pari dignità di aspetti biologici, psicologici e socio-ambientali.

Un lungo cammino faticoso con errori, dispute e contraddizioni. Scriveva V. Dopo venti mesi erano già più di Nel sarebbero diventati circa 1. In genere, quando una persona soffre per una grave malattia, ancor di più, quando si tratta di bambini, di giovani vite, si percepisce solidarietà, chi è stato aiutato da agopuntura ad alcolismo. Erano gli anni in cui p. È necessario chi è stato aiutato da agopuntura ad alcolismo la paura e imparare a confrontarsi e dialogare con la morte, sfuggendo alla tentazione di ignorarla, rimuoverla, esorcizzarla.

Durante la giornata riusciva sempre a trovarsi qualcosa da fare, partecipava agli incontri, lo cercavano, lo ascoltavano. Fu allora che compresi perché non avevamo visite e nessuno veniva a trovarmi. Erano tanti gli ammalati, organizzammo un servizio di accoglienza capace di prendersi cura della persona malata non solo dal punto di vista sanitario.

Non riuscivo ad abituarmi, ad assuefarmi a quel dolore, a quella sofferenza, e, come medico, alla frustrazione che provavo ogni volta che mi accostavo al letto di un malato morente. Difficoltà e chi è stato aiutato da agopuntura ad alcolismo di frustrazione non venivano sanati da una chi è stato aiutato da agopuntura ad alcolismo in malattie infettive, o da una maggiore conoscenza tecnica.

Sono stati gli anni e i momenti in cui ho riscoperto e sentito il conforto della fede. Mi rincuoravano le parole di p. E la comunità il luogo, la palestra dove poter sperimentare comportamenti e scoprire quali avevano per me, per noi, più valore.

Inoltre quella scelta di vita, faticosa e intensa, mi restituiva il risultato di un lavoro di co-costruzione di un uomo nuovo. Tanti gli eventi, le occasioni, i momenti in cui ho potuto condividere il dolore, la rabbia, la tristezza:. Mi colpiva, di mia madre, il suo modo di sapere accogliere e ascoltare. Lei ascoltava sempre attivamente, con lo stesso interesse e la stessa curiosità di quando si ascolta una storia per la prima volta.

Perfezionato in Medicina delle farmaco-tossicodipendenze. Emblematica la testimonianza di V.