Chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica

Alcolismo: uscirne è possibile

Applicazione levzeya da alcolismo

Vere, autentiche, toccanti testimonianze di una vita intensa di un medico che si relaziona con un altro uomo che si trova nella precarietà della malattia e della sofferenza. Tutto, proprio tutto è un inno alla vita ed alla sua umanità: i familiari, i personaggi della sana provincia italiana, gli ammalati, i medici, le relazioni con gli amici, i rapporti col mondo scientifico ed associativo, il cibo genuino, i panorami e i luoghi bellissimi del casertano e del Molise.

E tutto, proprio tutto è negli occhi, nei ricordi e soprattutto nel cuore di Sparano. Dal dipanarsi di chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica storie di dolore e di fragilità nel corpo e nello spirito si troveranno notevoli argomenti di riflessione che riguardano la professione del medico: è sempre il malato al centro della sua attenzione e del suo operato? Nè manca — e come potrebbe essere diversamente in una autobiografia di un medico?

Del resto ho nutrito sempre ammirazione e stima per i colleghi che hanno saputo ben integrare il sapere scientifico, che deve sempre guidare la professione del medico, con un eclettismo culturale che arricchisce e impreziosisce chi ha la fortuna di possederlo. Il collega Sparano ha continuato a farlo svolgendo un intenso volontariato sanitario attivo, non disdegnando di lasciarci pagine di edificanti testimonianze trasmesse con la fluidità e la efficace semplicità di chi è avvezzo a trasmettere agli altri i propri sentimenti e la propria carica umana.

A lui si devono numerosissime riflessioni, pubblicate puntualmente su ogni numero del nostro Bollettino e tante altre pubblicazioni cariche di pregnante sensibilità e di preziosa umanità. Ho ancora vivo il ricordo di Chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica Sparano nefrologo in piena attività: emergeva con la sua autorevolezza tra i suoi malati e i numerosi medici che ha pazientemente formato fino a renderli autonomi in una branca cui è indissolubilmente legato il suo nome.

E non si fa fatica a capire da dove parta questa sua nuova pubblicazione e da quali sentimenti sia stata ispirata. Il titolo di questa nuova pubblicazione, riferendosi alla donazione di organi, riflette anche il senso di una intera vita spesa per i malati che rappresenta già di per sé un dono per chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica e per il progresso della medicina.

Rappresentano un intreccio di significative esperienze che mettono in risalto quanto sia determinante la coesistenza del saper essere e del saper fare il medico. Grazie, Giovanni! Mano a mano che la macchina saliva, lasciandosi alle spalle i paesi di Piedimonte, Castello, S. Certamente né io, né la macchina eravamo preparati ad affrontare una giornata nevosa, con tutti gli inconvenienti prevedibili. Ero partito da Caserta Antica, mio paesello natio, incoraggiato da una meravigliosa alba invernale.

Il mare azzurro chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica le coste e si lasciava ammirare fin verso le spiagge di Castelvolturno e Minturno. Lasciavo alle spalle anni di lotta e di speranza, di prime soddisfazioni professionali e di incomprensioni, di sogni e di delusioni, di gioie e di dolori.

Amareggiato per le delusioni subite, ma non vinto, ero sicuro di poter affermare i miei ideali in un ambiente meno politicizzato e più disposto ad aiutare un giovane professionista, che vuole mettere a disposizione della società la sua professionalità e le sue conoscenze nel campo della disfunzione renale. Certamente il Molise, giovane regione, da tutti definita schietta e sincera, avrebbe consentito la realizzazione dei miei sogni e facilitato la creazione di una struttura indispensabile ad alleviare le sofferenze dei tanti malati costretti a compiere lunghi viaggi per praticare la terapia dialitica.

Man mano che mi allontanavo dalla mia terra rivedevo, come in un caleidoscopio, tante immagini del passato. La mia giovane vita mi aveva regalato già tante esperienze, alcune positive, altre negative, ma tutte utili a rafforzare la mia personalità e a darmi una forza interiore capace di affrontare con coraggio e caparbietà ogni tipo di difficoltà, a non arrendermi ed a cercare la soluzione ad ogni evenienza.

Fin da piccolo il mio carattere, grazie alla spartana educazione ricevuta, era stato temprato alla lotta e a trovare un espediente per risolvere i problemi della vita. Se sono diventato un medico, lo devo a queste care persone che, convinte delle capacità di quel timido bambino, con caparbietà quasi obbligarono papà Ferdinando ad avviare Giovannino agli studi superiori. Da adulto dovetti comprendere che tale meta, cui ognuno è chiamato a tendere con passione, non sempre viene raggiunta o ci si arriva, non percorrendo un processo lineare con itinerario prefissato, ma con tanto lavoro e amore e superando tanti incidenti di percorso.

Nel mondo contadino, da piccolo, avevo notato tanti tipi di corteggiamenti: la ruota del colombo, del tacchino o del pavone, il canto melodioso del merlo, il gracidio del ranocchio. Altrettanto sono i modi per dimostrare la potenza e la validità del maschio: la lotta ingaggiata dai cani e dai gatti; le cornate di montoni e caproni, i morsi e calci dei cavalli e degli asini, le beccate degli uccelli. Io, essendo dotato di un notevole apparato muscolare datomi da madre natura per poter affrontare tutti i lavori, con i compagni di classe scelsi la lotta a suon di pugni, strette e spintoni.

Ben presto dovetti accorgermi che a nulla servivano le mie lotte, se poi Dorina, fuori della classe preferiva la compagnia di Nanni, il giovane e bello studente universitario, che quotidianamente veniva a prenderla con la sua moto rossa fiammante.

La maturità fu superata brillantemente, con ottimi voti, soprattutto nelle materie letterarie. I ricordi più belli della mia gioventù sono legati al periodo napoletano, in cui il giovane e timido studente, venuto dal paesello, faceva le prime esperienze in una grande e smaliziata città come Napoli.

Zia Filomena ed i numerosi ed esuberanti inquilini di quel palazzo mi diedero presto tanto calore e tanta compagnia da chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica farmi rimpiangere la famiglia e la vita paesana.

Il tratto poteva essere coperto servendosi del bus o del per la modica spesa di 20 lire, ma volevo assaporare e godere di quello stupendo spettacolo gratuito offerto dalle strade della Napoli popolare.

Era molto frequente vedere quattro amici che giocavano a carte su banchetti improvvisati, contornati da tutta una schiera di persone che chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica, commentano, scambiandosi battute o improperi, nel vivacissimo e coloratissimo dialetto chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica.

La denominazione di Pallonetto gli deriva dal fatto che il pallone sbuca fuori da ogni vicolo, chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica o portico; frequentemente il passante viene colpito da violente pallonate. Per trovare conferma a quanto ho affermato, basta visitare il tesoro di S. Gennaro, dove sono custoditi i favolosi doni dati da uomini potenti, Napoleone compreso, al rappresentante e garante del popolo napoletano.

La gente nei vicoli vive come in un immenso condominio dalle porte sempre aperte. Tutto si svolge nel vicolo sulla soglia del basso; anche i fatti più intimi assumono una dimensione pubblica, diventano oggetto di interessamento e di discussione di tutto il rione. I fruttivendoli sono i re del vicolo: invadono mezza strada e lasciano i rifiuti sparsi dappertutto. Questa piacevole constatazione scaturisce da una chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica recente visita alle località tanto amate che mi hanno visto giovane studente aperto alla vita e pieno di sogni.

Il chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica, anche se traviato chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica nevrosi del traffico e dai cumuli di spazzatura con cui un potere oscuro lo costringe a convivere, è rimasto semplice ed abbastanza felice.

Era il colmo! Chiuso tra quattro mura, proprio io che al paesello natio ero conosciuto come lo studente peripatetico, perché da mattina a sera ero abituato a studiare passeggiando nel viale antistante la casa paterna con un grosso libro aperto su un leggio appeso al collo.

Tra i viali del bosco di Capodimonte, ritrovavo i profumi e la pace della mia campagna e, in poche ore, riuscivo ad assimilare interi capitoli di anatomia o fisiologia umana.

Ogni buon napoletano si reca con assiduità alla chiesa di S. Messe per quelle anime del Purgatorio che non potevano aspettarsi alcun aiuto dal mondo. Per le strade di Napoli appresi la filosofia spicciola del vivere con gioia, attingendo quotidianamente a quelle piccole grandi cose che il Signore dà gratuitamente, senza lamentarsi per il minimo inconveniente e senza stare a piangere per il domani incerto.

Quando vengono le malattie, le disgrazie, i disagi, attinge a piene mani a questa solidarietà ed amore collettivo, di cui sono pieni tutti i vicoli e le strade, soprattutto le più povere e malfamate.

Antonio, mi sentivo perfettamente a mio agio. La ricompensa ad una lunga notte di studio intenso e ad una mattinata faticosa per i tanti corsi di studio seguiti, era la passeggiata pomeridiana al porto, a S.

Lucia, lungo chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica Caracciolo fino a Mergellina. Vedere ed ammirare la bellezza della mia amata Capri da una distanza ravvicinata mi riempiva di gioia e passavo ore intere a leggere le emozioni sul volto dei fortunati turisti che tornavano da questo paradiso o da Ischia, felicissimo di condividere le mie emozioni con persone che venivano da ogni parte del mondo, attratti da tanta decantata bellezza fin dai tempi più remoti.

Forse la bellezza ed il fascino di Napoli e dintorni risiede proprio nei suoi contrasti. Gli chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica contrasti sono presenti ed evidenti ad Ischia. I turisti che vengono da ogni parte del mondo, come ammirano questi contrasti, derivanti da un processo di una natura in evoluzione, dovrebbero accettare anche i contrasti insiti nel carattere e nelle abitudini degli abitanti di questa terra!

Altri posti di richiamo per il giovane studente erano presenti nella Napoli storica. La Chiesa di S. Giuseppe Moscati, ma anche tanti nostalgici che ritornano per motivi diversi. Giuseppe Moscati per attingere forza e ispirazione; tantissimi sono i medici anziani come me, che vengono da soli o in gruppo a rendere grazie per una vita professionale spesa bene. Davanti alle sante spoglie, rivedo lo studente che ogni mattina veniva a implorare la forza per seguire il suo esempio di vita spesa in difesa del prossimo sofferente.

Oggi al Santo è stata dedicata una statua in bronzo, la cui mano luccica per consunzione dovuta ai tanti baci dei fedeli e una grande Cappella che accoglie i pochi mobili che hanno accompagnato il medico nella sua breve e intensa vita terrena.

Sopra un largo piedistallo, disteso su un materasso marmoreo, giace il Cristo morto. Sopra un corpo marmoreo di incomparabile bellezza, un lenzuolo dalle pieghe morbide e trasparenti, pronto ad essere sollevato, vela senza nascondere, fa vedere e non fa vedere lo spasimo della morte. Piazza Bellini, con le sue panchine collocate tra le antiche mura greche e la statua del famoso compositore, era il posto che mi accoglieva negli intervalli tra una lezione di Biochimica a S.

Andrea Delle Dame ed una lezione di Fisica a via Mezzocannone. Pietro a Maiella, il respiro della Napoli greca che esalava dalle antiche mura. Davanti ai miei occhi apparivano antiche civiltà, uomini che avevano lasciato ricordi imperituri nei vari campi dello scibile umano. Quando il vocio, proveniente dalla vicina Spaccanapoli, si faceva più intenso, era facile immaginare il Masaniello del momento che incitava la folla alla rivolta.

Il segreto dei napoletani è il saper esternare con le canzoni sia le gioie che i dolori : la gioia diventa collettiva e rallegra tutti; il dolore viene condiviso e si attenua. Nella cattedrale del Duomo sono racchiusi duemilacinquecento anni di storia sacra.

La cappella di S. In questa cappella che custodisce i resti ed il sangue di S. Gennaro, il popolo interpella il santo, parla con Lui, confida le sue amarezze, fa le sue richieste, attinge la forza per affrontare le difficoltà della vita. Due antichissime ampolline racchiudono il sangue rappreso e pietrificato del Santo.

La prima domenica di maggio ed il 19 settembre, giorni del miracolo, il vescovo della città alza le ampolline verso il cielo. Che aspetti! Non ti far pregare! Nonostante i tanti peccatucci dei napoletani, S. Gennaro comprende chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica perdona. Nelle ampolle il sangue diventa vivo e pulsante come appena sgorgato dalle vene. Gennaro, nonostante tutto, vi ama ancora, il domani sarà meglio di oggi, continuate ad aver fede!

Porta Capuana era il posto dello spettacolo gratuito; essendo punto di passaggio obbligato per chi viene da Poggioreale e vuol recarsi al policlinico Umberto I per via Tribunale o per via Forcella, la sosta quotidiana era diventata la regola; a quei tempi il traffico era ancora poco intenso per cui giocolieri, cantanti, mangiafuoco, funamboli avevano sempre una discreta cerchia di spettatori. Caterina a Formiello verso Nord, il mercatino del pesce verso Sud. Antonioa cento metri circa da porta Capuana, rappresentava il bengodi, tanta era la mercanzia ed i beni di ogni genere esposti per la strada, in grande abbondanza ed a prezzi modici, soprattutto sul tardi, quando i commercianti fanno forti sconti per smaltire i generi alimentari deperibili.

Quando superavo un esame impegnativo mi concedevo un premio più importante: una serata al teatro Margherita, sotto la galleria Principe Umberto o al S.

Ferdinando a via Foria. Lei certamente non poteva capire e giustificare la baldanza e la spavalderia che invade il giovane maschio, appena prende consapevolezza della sua virilità e si apre ad una nuova vita in cui non esistono più inibizioni od ostacoli di alcun genere. Purtroppo, molto spesso il destino stempera le gioie con una buona dose di dolore. Maria, giovane e sfortunata moglie del fratello Francesco, era una creatura dotata di innata dolcezza, sempre pronta a capire ed anticipare i bisogni degli altri, incurante delle proprie sofferenze o malanni.

Come non ricordare la bontà del professor Conatelli che, anche se fece protrarre gli esami di tre giorni sulla data prevista, mi diede la possibilità di mostrare la mia minuziosa e coscienziosa preparazione in Farmacologia, premiandomi con il massimo dei voti.

Oggi dando tutto ai figli, evitando loro ogni dispiacere, creiamo tante personalità deboli, non abituate al travaglio ed alla lotta, per cui, ritenendo che tutto è loro dovuto, sono impreparati alla competizione e soccombono al primo ostacolo. Dopo otto giorni di febbre elevatissima e continua, mi trovai alle soglie della morte. I miei genitori avevano perso ogni speranza.

Se morte non vi fu, stavo proprio per varcare i confini della vita. Quale indescrivibile senso di beatitudine! Le ombre dei genitori, da fantasmi evanescenti, cominciarono a prendere forma e consistenza; mi chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica adagiato nel mio letto, senza più sofferenze, fatta eccezione per una indescrivibile, ma ben accetta, astenia liberatoria.

Cominciai a localizzare un rumore alla parete adiacente al letto e ad associarlo chi è soggetto a una boscaglia a dipendenza alcolica un ricordo della mia infanzia, che tante paure aveva fatto nascere in me. La convalescenza fu molto lunga e si protrasse per oltre tre mesi.